Che fretta c’era (maledetta primavera)?

In queste settimane ho avuto una certa difficoltà nel mettere a fuoco l’argomento di quello che avrebbe dovuto essere il nuovo post sul blog. In realtà so benissimo a cosa imputare questa mia inaspettata mancanza di idee, ma mi vedo bene di gridarlo ai quattro venti. A meno che non si tratti del Ponente che – come ormai dovreste aver capito – saltuariamente spazza il litorale calettiano. A lui sarei anche disposto ad affidare le mie parole, tanto so che le porterebbe a largo, dove nessun orecchio indiscreto può sentirle, un po’ come fa con gli ombrelloni e i materassini. Al blog preferisco invece affidare una verità di facciata, che però fa sempre breccia nel cuore dei lettori: la colpa è della primavera.

Degli effetti nefasti di questa stagione sull’animo umano si è disquisito a lungo, ma la posizione ad oggi più autorevole sulla questione resta la celeberrima canzone di Loretta Goggi, la quale si chiedeva, nel lontano 1981, «Che fretta c’era». E ce lo siamo chiesto anche noi che fretta ci fosse, quando i primi tepori di questa primavera in anticipo ci hanno sorpresi mentre passeggiavamo nei parchi delle nostre città, o mentre stavamo sdraiati su qualche spiaggia. Privilegio, quest’ultimo, riservato a pochi eletti, tra le cui fila non figurano certo i Romagnoli, perché le loro lingue di sabbia maleodorante non sono degne di entrare nel novero delle “spiagge” propriamente dette. Che poi, a ben vedere, si è trattato piuttosto di un’estate in anticipo, della quale abbiamo risentito più o meno tutti, specie le ascelle degli avventori degli autobus.

La celeberrima "ascella pezzata".

 

Perché, inutile nasconderlo, le vittime sacrificali di queste subitanee ondate di calore sono le incolpevoli ascelle, le quali, sentendosi minacciate, mettono in atto meccanismi difensivi che vanno dalla commozione (da cui l’espressione “ascella commossa”) alla rabbia (da cui l’espressione “ascella furente”), passando per la più nota delle reazioni, ovvero quell’ascella “pezzata” che disegna imbarazzanti aureole nelle t-shirt/camicie. E se le fioriture degli alberi sono state prese in contropiede, l’attività ormonale delle persone che hanno cercato un momentaneo sollievo dalla calura sotto le loro fronde ha invece subito una drammatica accelerazione, manifestandosi in una precoce ostentazione di chiappe, tette, panze prominenti, rotoli & rotolini, accumuli adiposi, distese di epidermide dal pallore cadaverico, peli superflui, insomma di tutto quell’assortimento di difetti fisici che solitamente è nostra premura smaltire in tempo per l’estate, il cui avvento prematuro ci ha però costretti a esibirli anzitempo.

E in fondo la caldazza è bella anche per questo, perché si abbatte democraticamente su ricchi e poveri, belli e brutti, dando il via a quel bizzarro striptease collettivo durante il quale – chissà perché – si è disposti a riporre il mai troppo lodato senso del pudore, esattamente come si ripongono nell’armadio i capi invernali. Perciò è così che ci approcciamo alla bella stagione, (semi)nudi come mamma ci ha fatti e pervasi di adamitica ingenuità, la quale tuttavia non ci dissuade dallo scrutare con la coda dell’occhio le nudità altrui, per poi concederci la riflessione – consolatoria – che c’è sempre qualcuno messo peggio di noi. Poco importa se quel qualcuno ci ha guardati a sua volta, e probabilmente ci sta compatendo. Perché, a dispetto di quanto afferma il vecchio adagio, il sole non bacia solo i belli. Bacia anche i cessi, ma senza lingua.

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6 risposte a Che fretta c’era (maledetta primavera)?

  1. morella ha detto:

    ..AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!!!!!!!!! MITICO ANTO!!!

  2. Cess ha detto:

    il tutto scritto da uno che continua a infliggersi la punizione della vita in città ovviamente, chi invece si gode il sole sulla cara terra natia,in mezzo al mediterraneo, non fa altro che ringraziare questa primavera “fast and furious” da mane a sera…..

  3. sara ha detto:

    Covo, se alla naturale puzza ascellesca ci aggiungi quella chimica di antibiotici che un buon 30% ha dovuto assumere per l’influenza di questo periodo, il quadro si complica…

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