Qualcuno volò sul nido di Twitter.

In principio erano i bimbiminkia, preadolescenti acefali votati allo stalking e all’emulazione di teen idols statunitensi. Poi è stata la volta dei fake, utenti che hanno osato parodiare le più alte cariche dello Stato allestendo profili istituzionali fittizi, tanto da provocare lo sdegno di parlamentari progressisti scopertisi censori ed essere brutalmente estromessi dal sito. Oggi, a turbare l’equilibrio culturale di Twitter sono i VIP, bizzarre creature antropomorfe provenienti in larga parte da un medium adiacente, ossia la cara, vecchia, mai abbastanza vituperata televisione.

Anni '50. Donna in posa plastica tra due televisori.

Quest’artefatto elettronico, presente ormai in più esemplari nelle case degli Italiani, si è distinto sino a un recente passato per la peculiare forma cubica, e per la capacità di trasmettere immagini in movimento e suoni di natura variegata, caratteristiche in virtù delle quali esso è stato affettuosamente ribattezzato “scatola magica”. Il televisore ha conosciuto poi un progressivo assottigliamento delle forme e un ampliamento della superficie di visione, conseguenti all’abbandono del tubo catodico per i più moderni schermi a cristalli liquidi. Contestualmente, la trasmissione analogica dei dati è stata soppiantata da quella digitale. È bene notare che – quale che fosse la tecnologia di trasmissione – Rete 4 non avrebbe potuto andare in onda.

Detto ciò, all’evoluzione tecnologica della “scatola magica” non è ahinoi corrisposto alcun miglioramento contenutistico della stessa. Anzi, alla nobile funzione di alfabetizzazione della tv degli anni ’50 è subentrata, negli anni, la coltura dell’analfabetismo di ritorno, culminata nel trionfo della tv generalista/commerciale e dei suoi abomini (Grande Fratello, Uomini e Donne, Amici, X Factor). Curiosamente, alla transizione tecnologica sono sopravvissute anche le bizzarre creature che abitano la “scatola magica”. I loro volti si sono fatti beffe del passare delle stagioni – e dei palinsesti – ricorrendo a misteriose pratiche chirurgiche, sino quasi a diventare sfingi dal ghigno imperscrutabile. Il fatto che questi esseri fossero confinati all’interno della scatola magica ci ha altresì illusi che fosse sufficiente la pressione di un tasto del telecomando per liberarcene.

Qualcuno volò sul nido di Twitter.

Da qualche tempo, però, la membrana che separa il medium televisivo da Twitter è soggetta a una preoccupante osmosi, che ha fatto sì che molti abitanti della scatola magica abbiano trovato asilo nel nido dell’uccellino blu. Qualcuno volò sul nido di Twitter, insomma, ed è evidente che se quel qualcuno ha il viso pingue e rassicurante del florido Jerry Scotti, i problemi di spazio non tarderanno a manifestarsi. Ci tengo a precisare che non ho nulla contro il buon Gerry: assurgo lui a paradigma di questo fenomeno migratorio per comodità espositiva e perché il suo è tra gli approdi su Twitter più recenti, ma è evidente che il corpulento Gerry sussume – a mo’ di matrioska – personaggi quali @sarofiorello, @frafacchinetti, @lorenzojova, @sattamelissa e svariati altri volti dello showbiz elencati nella preziosissima lista curata da Luca Alagna (aka @ezekiel).

Ora, lascio che sia il lettore a stabilire quale sia l’effettivo apporto di questi personaggi all’ecosistema Twitter, e chi faccia pubblicità a chi (se i VIP all’uccellino blu o l’uccellino blu ai VIP). A interessarmi, semmai, sono la causa e le conseguenze di questo fenomeno migratorio, che ricorda per certi versi le invasioni aliene narrate dalla sci-fi anni ’50 o – meglio – l’epopea della conquista delle Americhe. Oggi come allora, abbiamo un territorio vergine (Twitter), dei nativi a cui usurparlo (gli early adopters) e degli invasori inferiori di numero ma dal maggior “peso specifico” (i VIP). A riprova del disequilibrio tra le forze in gioco, si prenda la facilità con cui la “scatola magica” monopolizza le conversazioni su Twitter – è sufficiente anteporre un “#” al nome della propria trasmissione per “fare lo strabotto” (cit.) – o la velocità con cui i VIP rastrellano proseliti su Twitter – a Gesù sono occorsi 33 anni per avere 12 followers, a Gerry Scotti sono bastate 3 settimane per averne 70.000.

Ironia a parte, la migrazione dei VIP su Twitter (così come quella di altre categorie di utenti: Biebelers, fake et similia) è da imputare unicamente alla crescente popolarità dell’uccellino blu. E lasciamo che a commentarla siano proprio le laconiche parole di un VIP:

Also Sprach Nicola Savino.

L’acuta analisi di Nicola Savino trova riscontro nella celeberrima curva di Rogers, un modello sociologico elaborato negli anni ’50 per spiegare il processo di diffusione/acquisizione delle tecnologie e applicabile con successo anche ai social network:

Il modello di Rogers applicato ai social network. Credits: Vincenzo Cosenza.

Come si può osservare nella rielaborazione del modello di Rogers ad opera di Vincenzo Cosenza, il nostro amato uccellino blu vola in prossimità della cima della collina e, superatala, planerà bel bello verso il punto di saturazione – che verosimilmente corrisponderà all’iscrizione su Twitter di Pippo Baudo. Perciò, piuttosto che gridare all’invasione aliena o invocare l’esistenza di una razza twitt-ariana primigenia avente diritti di prelazione sul nido di Twitter, faremmo bene a prendere atto dell’inevitabilità del processo di saturazione e a rassegnarci all’idea di stare un po’ più stretti. Tanto è probabile che avremo spiccato il volo ancor prima che il cuculo col volto pingue di Gerry Scotti possa spingerci fuori dal nido, dal momento che gli ambienti sovraffollati perdono velocemente la loro appetibilità, specie agli occhi degli utenti più smaliziati. Quando la sua ficaggine si sarà diradata per sempre, ci ricorderemo che #ilpiùgrandemeritodiTwitter era proprio la sua capacità di affrancarsi dalla monodirezionalità e dall’autoreferenzialità del medium televisivo, e di parodiarne i protagonisti e i contenuti, anziché fungere da loro cassa di risonanza. In attesa che quel giorno arrivi, potremmo prendere spunto dallo storico commiato di Gerry Scotti e “ricordarci di vivere”.

Enjoy, A.

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2 risposte a Qualcuno volò sul nido di Twitter.

  1. beatyourheartbeat ha detto:

    Dunque, mica conoscevo sto sottobosco di vippume twittarolo, sono terrorizzata!
    Però per chi come me per mestiere vende stracci costosi potrebbe essersi aperto un nuovo business. Mo’ mi invento qualcosa.

  2. beatyourheartbeat ha detto:

    torna in vita stradanuova, torna in vita, I so need a new direction!!

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