Twitter volat, scripta manent. Ovvero, cosa resterà di Twitter.

In questo post mi cimenterò nell’ardua impresa di conciliare la mia indole vagamente introspettiva con l’interesse per i fenomeni del Web 2.0. Parlerò nuovamente di Twitter, ma adottando una prospettiva che ricordi l’importanza del fattore umano nella sorprendente ascesa dell’impavido uccellino blu.

L'avatar di @istintomaximo.

Questa riflessione nasce in seguito a una conversazione intercorsa via DM tra me e @istintomaximo. Chiunque abbia un minimo di familiarità con il sito di microblogging non si chiederà certo, come fece Don Abbondio con Carneade, chi sia costui. Gli altri potranno ovviare cominciando a seguirlo. La biografia di @istintomaximo non fa trapelare granché, se non che “il sarcasmo è il profumo della vita”. E questo è vero a Sassari come a Capo Comino, passando per molti altri luoghi del mondo. Di lui, per giunta, vediamo solo un occhio. E un piercing al sopracciglio, se prestiamo un minimo d’attenzione all’avatar. A essere veramente esplicativi della sua persona, semmai, sono i tweet. Vi rimando perciò a un’attenta lettura della sua timeline: vi scorgerete perle di rara bellezza, ma non potrete mai fregiarvi di un privilegio toccato solo a pochi eletti – tra cui il sottoscritto – ossia il conoscerlo di persona. E averci fatto il liceo assieme.

La meteorologia come soggetto comico.

L’@istintomaximo studente era uno che, a dispetto del fare apparentemente schivo e mansueto, ti sorprendeva con gag a dir poco esilaranti: con ilMeteo.it ancora di là da venire, lui stilava già improbabili bollettini meteorologici su fogli di carta raffazzonati alternando, nel giro di 10 km e indipendentemente dalle stagioni, tempeste di neve a straordinarie ondate di caldo. E te li dispensava sottobanco, mentre la prof spiegava, vanificando con un enorme fiocco di neve che copriva l’intera Sardegna in pieno giugno qualsiasi tentativo di trattenere le risate. Credetemi, anche se la meteorologia potrà sembrarvi tutto tranne che un soggetto comico, lui era riuscito nell’impresa di farcela diventare.

Quando ancora i diari erano il corrispettivo cartaceo dell’attuale bacheca di Facebook, e gli adolescenti se li scambiavano affinché ciascun amico/a vi scrivesse le proprie riflessioni semiserie sull’incombente compito di Latino e sulla ficaggine dei Take That, lui aveva sviluppato una straordinaria abilità nell’imitare la calligrafia altrui, attribuendo alle ignare vittime della falsificazione frasi assolutamente imbarazzanti e lesive della propria e altrui immagine.

Gli occhialoni da clown.

Un giorno, sfidando l’ira della prof, il non ancora @istintomaximo si mise a leggere in classe La Gazzetta dello Sport, con assoluta nonchalance. L’arpia lo invitò a chiudere il giornale (che gli copriva l’intero volto) e lui, nell’eseguire l’ordine, rivelò dietro le pagine rosa che narravano le imprese di Ronaldo – quello vero – un enorme paio di occhialoni da clown. Il boato di risate che ne scaturì riecheggia ancora nei corridoi del fatiscente fabbricato siniscolese allora adibito a scuola. E la conseguente nota sul registro a indirizzo dell’intera classe è impressa a caratteri di fuoco nella mia memoria: “L’alunno @istintomaximo si fa beffe della docente, inducendo i compagni a fare altrettanto”. Una sorta di #FF ante litteram, peraltro meritatissimo.

Ma il suo pezzo forte resta probabilmente l’imitazione della mandria di cavalli imbizzarriti, eseguita battendo le nocche sul banco. Il galoppo raggiungeva il suo apice per poi interrompersi improvvisamente, a indicare che i cavalli avevano spiccato un salto. Il punto è che il silenzio si protraeva per alcuni lunghissimi secondi, a volte persino minuti, ma poi il galoppo riprendeva di schianto, ancora più impetuoso di prima. E poi lui ti guardava con quella faccia da schiaffi e ti diceva: «Si vede che il fosso era particolarmente lungo».

Questo per dire che, nonostante l’habitus che ci mettiamo sopra, la scrittura – pur entro il limite dei 140 caratteri – riesce sempre a riportare a galla la parte più autentica del nostro animo, e a farci perseguire più o meno consciamente le nostre aspirazioni. Evidentemente il destino di @istintomaximo era, oggi come allora, quello di intrattenere le persone e fare proseliti: Twitter, utilizzando un’immagine cara a un tale diventato famoso grazie a una mela morsicata, ha unito quei puntini apparentemente sconnessi che erano i bollettini meteorologici, la calligrafia farlocca, gli occhialoni da clown e la mandria imbizzarrita, e ha fatto sì che quello schivo ragazzo di Capo Comino diventasse l’@istintomaximo che conosco oggi. Uno che snocciola Top Tweets e raggranella qualcosa come 3.154 followers (primo postulato di Antoni sull’importanza del fattore umano su Twitter).

L'Isola Rossa.

Bene, con l’@istintomaximo di oggi – quello esilarante pur senza gli occhialoni da clown – ci siamo ritrovati a commentare via DM l’hashtag #èmeritodiFiorello, da me coniato quasi per caso per stigmatizzare la tendenza di taluni inetti ad attribuire all’istrionico showman siciliano il merito della liberazione di Rossella Urru. Lui mi diceva di aver assistito in diretta al “parto” del fortunato hashtag, e di come l’episodio resterà uno di quelli da ricordare davanti all’Isola Rossa. Quella piccola lingua di scogli a nord del faro di Capo Comino, nel litorale siniscolese, è uno di quei personalissimi “luoghi della memoria” davanti ai quali, negli assolati pomeriggi di fine estate, quattro amici sono soliti rievocare gli episodi principali degli ultimi mesi e, se dispongono di tempo e voglia sufficienti (risorse che in agosto abbondano), persino degli ultimi anni. Il solo fatto che @istintomaximo abbia evocato l’eventualità che la nostra rutilante cavalcata su Twitter possa diventare, negli anni a venire, oggetto di un’operazione nostalgia nella splendida cornice dell’Isola Rossa, mi ha ricordato di come anche Twitter sia destinato a finire. O perlomeno a trasformarsi, come si sono trasformate tutte le forme di comunicazione – altrimenti staremmo ancora disegnando mandrie di cavalli imbizzarriti™ e apponendo il palmo della mano intinto nell’ocra sulle pareti di una grotta dell’Africa centrale. E anche se Twitter non dovesse finire (quantomeno non nel breve termine), saremo noi a cambiare, ad annoiarci, a migrare in massa verso altri lidi, a fare figli, a cambiare loro il pannolino e a non disporre più del tempo necessario per seguire la traiettoria descritta dal cianotico uccellino nel mutevole firmamento del Social Web. E quel giorno arriverà, credetemi: se ora, da Twitter-entusiasti quali siamo, fatichiamo a visualizzarlo, è solo per via dalla nota difficoltà nel prevedere la fine di un fenomeno durante il suo farsi. Perciò, quando anche l’uccellino blu si sarà posato esanime sulla terraferma dopo il lungo volo – la cui durata, come per i cavalli di @istintomaximo, dipenderà dalla “lunghezza del fosso” – cosa resterà di lui?

Twitter, cosa resterà?

Resteranno le parole, dannazione, le parole. Che sono importanti, anche se questa constatazione mi costringe mio malgrado a citare Nanni Moretti. Resteranno le riflessioni eteree al profumo di elicriso e lentischio del conterraneo @insopportabile. Resterà la crociata contro l’imbecillità dell’implacabile @Vendommerda. Resteranno i moniti tra il sacro e il profano dell’imperscrutabile @lddio. Scritto con la “l” minuscola iniziale, mi raccomando, che sennò lo cercherete per tutta la vita senza trovarlo. Resteranno il violoncello e i limoni duri di @nataliacavalli, e i tweet degli sveglioni che, quando qualcuno conia un hashtag che invita a modificare il titolo di un film, le scrivono “L’uomo che sussurrava a @nataliacavalli”. Resterà il sarcasmo di @ItsCetty, che si chiede come abbia potuto Celentano congedarsi dal palco di Sanremo senza nemmeno averci dato la comunione. Resterà la mise da cuoca di @LiaCeli, che me la fa immaginare intenta a preparare chissà quale intingolo verbale. E soprattutto, resteranno le mie e le vostre parole. Che mai e poi mai saranno tacciate di inutilità, nella splendida cornice dell’Isola Rossa (ad eccezione, ovviamente, delle richieste di RT indirizzate ai vip). E sono convinto che, se solo vi conoscessi come conosco @istintomaximo, finirei con l’imbattermi in aneddoti altrettanto esilaranti, perché tutti, almeno idealmente, ci siamo nascosti dietro a un giornale con addosso degli occhialoni da clown (secondo postulato di Antoni sull’importanza del fattore umano su Twitter).

Ricordo che un pomeriggio, quando ancora studiavo all’università (e, nella fattispecie, durante un periodo nel quale mi ero persuaso che una laurea fosse utile quanto la Scottex Tre Veli, ma se possibile non altrettanto morbida), fui raggiunto da una telefonata di mia madre, che mi chiedeva come procedesse lo studio. Ammisi candidamente di non aver aperto libro, e di aver passato tutto il pomeriggio a scrivere. Mentre mi predisponevo psicologicamente al più classico dei cazziatoni, lei pronunciò la frase che ha cambiato per sempre il mio rapporto con la scrittura, persino entro il limite dei 140 caratteri: “Il tempo passato a scrivere non è mai tempo perso”. Oggi, probabilmente, l’avrei ritwittata.

Enjoy, A.

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14 risposte a Twitter volat, scripta manent. Ovvero, cosa resterà di Twitter.

  1. Alberto Addis ha detto:

    Come non dare ragione a tua madre? Soprattutto quando il tempo trascorso a scrivere serve a creare un post come questo, grande Antò!

    • Antoni Conteddu ha detto:

      Sì, santa donna, anche per averci perdonati quella volta che ho fatto esplodere quel “botto” in cortile (coglierai la sottile allusione). Ti ringrazio e ti dico: non c’è niente che sia successo di fronte all’Isola Rossa che non possa trasformarsi in un post epico, compreso il birrino delle 19 che diventano tre o quattro! Quel posto è un moltiplicatore di idee, e di Ichnusa.

  2. Cesare ha detto:

    Solo tu puoi far venire gli occhi lucidi scrivendo di uccelli blu, grande Anto

  3. Morella ha detto:

    Poetico…sono commossa…<3

  4. Elena ha detto:

    Attraverso la lettura di questo post, una profana di Twitter che non ricorda neanche il suo nome utente ha visto la luce infondo al tunnel della propria ignoranza :D!

  5. ornitorinconano ha detto:

    Un misto di malinconia, di felicità e di riflessione, bel post!

  6. maria francesca ha detto:

    complimenti anto’! è un piacere riscoprire il tuo talento da storyteller 🙂

  7. faub81 ha detto:

    Complimenti per il post, è davvero una bellissima riflessione sul frenetico e purtroppo quasi sempre “usa e getta” mondo di Twitter.. Ciao! 🙂

  8. Fantastico, la prima cosa che leggo qui e già ti devo tanto di cappello.

  9. Vincenzo Nizza ha detto:

    Continua a perdere il tuo tempo arricchendo il nostro. E soprattutto grazie!

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